La nascita impossibile, Teoria

L'esperienza clinica mi ha portato a constatare che molti pazienti nevrotici hanno problemi nel riconoscimento di sé che esprimono attraverso dei vissuti corporali ricorrenti: l'impressione di essere trasparenti, di non avere un corpo che gli appartenga veramente, di sentirsi leggeri e pesantissimi allo stesso tempo e soprtutto di non riconoscere la propria immagine reflessa nello specchio, ma di vedervi quella della madre (le donne in particolar modo)

Si ritrova spesso questo disturbo anche nei frequenti lapsus tipo “mia madre” in luogo di “mia nonna”, “mio padre” in luogo di “mio nonno” oppure “sono morto/a quattro anni” o ancora “nascerò il...” delle pazienti incinte.

Si osserva spesso questa inversione dei tempi della genealogia nelle donne incinte e, sovente, nelle pazienti bulimiche.

Queste ultime esprimono con chiarezza le loro impressioni: “il volto che vedo nello specchio è quello di mia madre”; oppure: “al di sopra della vita non mi riconosco nello specchio poiché il mio corpo e la mia grassezza non appartengono a me, appartengono a mia madre”.

O ancora, nelle bulimiche, questo vissuto fusionale si accompagna anche a una pulsione di distruzione che esprimono chiaramente in propositi del genere: “mangio per uccidere mia madre”.

L'insieme di questi disturbi si manifesta nei fantasmi originari “una vita per due”, “un corpo per due” e modella nel bambino la percezione del proprio corpo: quello che la madre non vede, non sente e non nomina non esiste.

Da qui ogni tentativo d'individuazione viene risentito come minaccioso, suscettibile di condurre alla morte o alla follia.

Secondo la mia ipotesi, il feto è strutturato inconsciamente in uno schema corporale fusionale creato dalla sua nonna con la madre, già dalla vita fetale di lei. In altre parole, la percezione del proprio corpo del bambino è strutturata inconsciamente dalla di lui nonna. Ma se, durante la gravidanza, la donna ritrova la sensazione di “appartenere” al corpo della propria madre, ella prova in seguito la sensazione di “appartenere” al corpo del feto, e ciò prova, inversamente, la sensazione di “appartenere” al corpo della madre e della nonna.

Questo processo costituisce il fanatsma originario dell'albero rovesciato che disegni spontanei di pazienti hanno contribuito a formalizzare.

La mia opera spiega come la madre giunge ad elaborare inconsciamente questo processo ontogenetico attraverso uno schema di fantasma originari (d'origine filogenetica poiché legati a pusioni di autoconservazione del sé) durante tutta la gravidanza (fase designata come “impronta primordiale”) per, da una parte, organizzare lo schema fusionale che forma con il bambino, dall'altra per déprendre inconsciamente quello del legame fusionale originario.

In effetti ho potuto constatare clinicamente che il processo ontogenetico prosegue anche dopo la nascita del bambino, all'incirca per tre anni (fase designata come “Impronta primaria “).

Nel corso dell'impronta primaria, la madre da seguito inconsciamente al processo di elaborazione fisica per distaccarsi dalla sensazione di appartenere al corpo del bambino.

Effettivamente, questo sentimento molto forte alla nascita, diminuisce progressivamente d'intensità (a livello biologico), attraverso tre fasi che durano circa un anno, fino a quando cioè il bambino raggiunge una maturità e una autonomia psicomotoria.

Da tutto ciò scaturisce un'idea guida:
se la madre, per differenti ragioni (legate alla sua storia, al suo desiderio, al suo proprio visuto fetale, alla sua propria rappresentazione corporale, al momento che attraversa, ecc.) non giunge durante la gestazione a prendere coscienza delle modificazioni provate nel proprio corpo e a elaborare inconsciamente il processo filo-ontogenetico in corso attraverso i fantasmi originari, ella provocherà una disorganizzazione dello schema corporale del figlio. Questa disorganizzazione è la causa più precoce dei disturbi di percezione del proprio corpo e dei disturbi psichici del bambino e, soprattutto, la causa arcaica delle fobie e delle nevrosi di angoscia.